Particolare dell'antica mappa raffigurante Civitanova Alta conservata a Sant'Elpido a Mare (FM). Riproduzione originale di Mauro Brattini.

CENTRO STUDI CIVITANOVESI

 
 
150° dell'Unità d'Italia
Modulo di iscrizione al Centro Studi Civitanovesi



 

Copertina dell'opuscolo Le Marche e il Risorgimento edito nel 1961 a cura in Ancona del Comitato per le Celebrazioni dell'Unitą d'Italia

 


 

 

Loghi degli organizzatori del ciclo di conferenze

 

ALTRI RISORGIMENTI
“Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio…”

Ciclo di conferenze per ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia (1861 - 2011)
Iniziativa di interesse Nazionale


a cura di Alvise Manni e Raimondo Giustozzi

 

 

 

Logo ufficiale del 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

 


Comitato Nazionale per le Celebrazionidel 150° della Battaglia di Castelfidardo e dell'Unitą d'Italia - Programma Celebrazioni Ufficiali.

 


Verso il 150° della proclamazione del Regno d’Italia

 

Cerchiobottismo e retorica ammuffita:
tre “cattolici” e il culto di Cavour

 

 

Avvenire, 29 luglio 2010. Il quotidiano ufficioso dei Vescovi italiani ospita nel proprio inserto culturale Agorà una tavola rotonda fra “storici” così intitolata (si sa che i titoli sono la cosa più sdrucciola nella vita di un quotidiano): La “libera Chiesa” secondo Cavour. Mangiapreti o buon cristiano? A duecento anni dalla nascita, storici a confronto sui rapporti fra lo statista e il cattolicesimo.

Un brillante esempio di sudditanza culturale liberale, di sfoggio di retorica patriottarda masochista e di cerchiobottismo che accomuna “storici” scelti per l’apparente eterogeneità delle loro posizioni. Su tutto, forse, ma non sul punto.

I protagonisti, miscelati con classico stile di ecumenico mescolamento del nulla tipico di quella parte del mondo cattolico che vuol far finta di affrontare i problemi – storiografici o attuali – senza toccar punti sensibili, smentire idola tribus, scontentar alcuno, passar – horroresco referens – da critici della modernità: Andrea Riccardi, Comunità di Sant’Egidio; Massimo Introvigne, avvocato tuttologo neocons e vicecapo di Alleanza Cattolica; Ernesto Galli della Loggia, da tempo convertito al liberalismo estremo forzitaliota, estremo ed acrobatico come l’omonimo alpinismo.

Cattocomunisti, ultrà neocons e liberali d’assalto: incredibile – fino a un certo punto – ma tutti d’accordo per riverniciare della porporina del “cattolicamente corretto” Camillo Benso, con due secoli buoni di ritardo e senza che il candidato gradisse.

Cavour? Non era assolutamente un massone (della Loggia). Anzi, forse no, era solo circondato da massoni “del rito simbolico” moderati e quasi bushisti, così buoni da lasciar che la Chiesa sopravvivesse purché si rinserrasse in sacrestie e fori interiori (Introvigne). Lo stato liberale? Un’evoluzione resa necessaria dal senso della storia cui il Papa si opponeva (povero Pio IX ottuso e imbecille, e con lui d’altronde Leone XIII) in quanto, maxima culpa, “concepiva la Chiesa entro l’orizzonte culturale della Restaurazione” (Riccardi): che scandalo! Che vituperio! La loro sola scusante è che non era ancora asceso al soglio della Città eterna Walter Veltroni.

Cavour se la prese con lo Stato della Chiesa? Solamente perché questo era un ostacolo all’unificazione nazionale. Peccato che quel modo di unificare l’Italia, sulle ceneri delle identità religiose e culturali della penisola, sia l’origine delle grandi questioni che ancor oggi vessano l’Italia berlusconiana del terzo millennio. Peccato che di modi di unificare l’Italia ce ne sarebbero stati altri, e il sangue di Pellegrino Rossi, versato a Roma da terroristi mazziniani per impedirlo, dimostri ancor oggi che l’unificazione dell’Italia era un pretesto mitologico-culturale, ben agitato come i cocktails di James Bond, per cogliere un duplice frutto: la dilatazione della politica di potenza del Piemonte e il tentativo di sradicare non lo Stato della Chiesa, ma il Cattolicesimo religioso dalla carne dei popoli italiani. Tant’è che la persecuzione della Chiesa cattolica da parte del potere massonico-piemontese durò ben oltre il 1870, anzi radicalizzandosi e incattivendosi.

E le spoliazioni cavouriane dei beni della Chiesa, le persecuzioni di stato contro i cattolici laici e consacrati? Un atto meritorio di rimozione dall’ordinamento piemontese di tutti i residui di ancien régime (della Loggia 2): il foro ecclesiastico che minava il principio dell’eguaglianza davanti alla legge (l’unica buona, quella dello Stato, e chi non ci sta finisce nel lager di Fenestrelle)… «Che alternativa c’era? Forse sostenere che fosse giusto per la Chiesa possedere enormi proprietà terriere, spesso improduttive? Dubito che oggi la Dottrina Sociale della Chiesa approverebbe una cosa del genere» (della Loggia 3, bocciato nel breve spazio di due righe sia in Dottrina Sociale che in Diritto Canonico, visto che il Concordato del 1929 e i vigenti accordi fra Repubblica Italiana e Stato del Vaticano hanno restituito alla Chiesa Cattolica proprio buona parte degli spazi di autonomia giudicante e giuridica che il nostro pasdaran liberale ancor oggi ritiene che un novello Cavour dovrebbe distruggere). Non stupisce vedere il nostro neocon rimuovere tutti i cattolici piemontesi che per decenni lottarono contro il totalitarismo liberista cavouriano. Per non parlare di come i politici dell’Italia unita, con i piemontesi in prima fila, dimostrarono nei decenni successivi di tenere al bene comune e di gestire specchiatamente i beni rapinati alla Chiesa ed all’uso civico delle popolazioni più povere. Se non Eugenio Alberi, si ricordi almeno quanto scrisse Antonio Gramsci.

E infine? Cavour morente non si fece pure confessare da un frate amico suo? Segno di «una certa nostalgia del cattolicesimo piemontese profondo» (Introvigne). Già: lo stesso cattolicesimo popolare profondo che egli perseguitò fino alla fine, e che visse coerentemente con una vita improntata ad un libertinismo duro e puro, ed impegnato sul campo fino allo sfinimento di sé. Occorre stigmatizzare che San Giovanni Bosco non l’avesse capito subito (ma non era di Alleanza Cattolica, quindi di cattolicesimo capiva poco), e che Pio IX rimbrottasse il fraticello confessore (non primo e non ultimo anello della catena delle anime buone in saio francescano fabbricatori di disastri) per aver disatteso – per bontà cristiana, beninteso, e poi come dice un altro vate risorgimentale come don Milani l’obbedienza non è più una virtù -  una disposizione specifica del Papa, una cosa da nulla, una scomunica, cui non vorrete mica che un cattolico debba obbedire! O che Lutero non vi ha insegnato nulla, cattolici zucconi? Poveri Papi così ottusi, così reazionari, così ignoranti! E per fortuna che la Chiesa può disporre oggi di intellettuali così fedeli, coraggiosi e coerenti! Tutti a bruciare il proprio grano di incenso all’idolo del liberalismo, siano essi di destra e di sinistra: in sintesi, che schifo!

Ma rimaniamo in Piemonte: nel 1799 la massa cattolica del maggiore Branda Lucioni liberando Torino avrebbe preso costoro a calci nel didietro con ruvidi zoccoli plebei, probabilmente scambiando per il didietro le loro lucide teste così piene di intellettuali cure per il bene della Chiesa. Ma non quella cattolica, quella protestante al tempo a tete anglaise, ora a tete americane. Col che capiamo bene, anche due secoli dopo, chi è il padrone e chi i servi.

Diciamo che i cattolici meriterebbero “storici” migliori? Diciamolo, anche ad Avvenire.

 

 

Giovanni Vinciguerra

 


QUATTRO PASSINEL RISORGIMENTO

 

 Scritte, lapidi e busti risorgimentali nella Città Alta

 

Tradizionale appuntamento con l’Archeoclub d’Italia e con il Centro Studi Civitanovese, sabato 31 luglio 2010. Era in programma la diciottesima edizione dell’iniziativa “Quattro Passi nella Città Alta”. Tutti i partecipanti, una sessantina circa, si sono ritrovati alle ore 18, in Piazza della Libertà, sotto i portici della Delegazione Comunale a Civitanova Alta, per consumare un aperitivo gentilmente offerto dal bar di Valentino Cerolini, prima di iniziare la visita della città.

Guide d’eccezione per l’occasione: Alvise Manni, presidente del Centro Studi Civitanovesi ed Anna Vecchiarelli, presidente dell’Archeoclub d’Italia, sede di Civitanova Marche. Ricorrendo i 150 anni dell’Unità d’Italia, per questa edizione, si è scelto di valorizzare le tracce del periodo risorgimentale, esistenti a Civitanova Alta, tralasciando, ovviamente per mancanza di tempo quelle del Porto.

In piazza della Libertà, all’ingresso del Palazzo della Delegazione Comunale, sulla sinistra, prima dello scalone, è posta una lapide che ricorda due eroi locali del nostro Risorgimento: Federico Ginocchi e Costantino Bernardini. Al primo è stata dedicata anche la via omonima che insiste sulla farmacia ubicata nel Quartiere Risorgimento.  Morì all’ospedale di Santo Spirito, in Roma, il 13 novembre 1867, a seguito delle ferite riportate nella battaglia di Mentana. Costantino Bernardini, patriota carbonaro civitanovese, morì nelle carceri di Roma, l’11 febbraio 1861.

Superata la prima rampa di scale del Palazzo della Delegazione Comunale, ci sono altre due lapidi, l’una a sinistra, l’altra a destra, dedicate, l’una a Giuseppe Mazzini e l’altra a Giuseppe Garibaldi; in mezzo vi è un busto dedicato a quest’ultimo. G. Garibaldi ebbe forti contatti con la nostra città. Nella sede della società operaia “Giuseppe Garibaldi”, ubicata in vicolo dell’Arco di Civitanova, esiste una fitta corrispondenza tra l’eroe dei due mondi con l’omonima società.

Nel palazzo della Delegazione Comunale, in una sala non agibile, si trovano 35 fucili della Guardia Nazionale. Non potendo visitare la sala, i visitatori hanno potuto osservare da vicino un esemplare di questi fucili messo sul tavolo della sala consiliare.

Ritornati in piazza della Libertà, provenendo dal vicolo dell’Arco, ci si è soffermati sulla scritta “Viva Vittorio Emanuele II”, collocata alla sommità del portone del Palazzo Concetti. La scritta, in vernice nera, recentemente restaurata, con molta probabilità venne realizzata con un normale normografo. Tutti i portoni dei palazzi nobiliari della città alta furono ricoperti di scritte inneggianti a Vittorio Emanuele II re d’Italia, quando questi visitò le Marche dopo la battaglia di Castelfidardo. Alcune di queste scritte sono leggermente visibili in Via Tito Minniti, in piazza dell’Unità ed in via Oberdan.

Vittorio Emanuele II giunse a Macerata nella mattina del 9 ottobre 1860, la lasciò la mattina seguente, alla volta di Loreto. Il 10 ottobre, provenendo da Loreto, passò per il Porto per pernottare a Civitanova Alta, ospite di Pier Francesco Frisciotti de’ Pellicani. Questi, a ricordo dell’avvenimento, fece apporre una lapide, murata nel corridoio dell’entrata della sua casa in Via Oberdan, con la seguente iscrizione: Qui/ Vittorio Emanuele II/ dell’italica indipendenza/ propugnatore invitto/ per riconoscenza e voto dei popoli/ re d’Italia consacrato/ ospitò la notte del X ottobre MDCCCLX”. Dopo la visita al Palazzo Frisciotti de’ Pellicani, oggi di proprietà delle famiglie Profili e Cardelli che hanno aperto il palazzo per l’occasione, la comitiva si è sciolta nella vicina Piazza Giuseppe Garibaldi, con la foto di rito di una parte del gruppo di visitatori. Un grazie particolare va indirizzato a quanti hanno permesso l’effettuazione di questa visita: Giuseppe Nestor Toscano e Domenico Luciani della Delegazione Comunale, il signor Augusto Borroni Presidente della locale Società Operaia di Mutuo Soccorso “Giuseppe Garibaldi”, Valentino Cerolini, Angelo Andreoli e le famiglie Concetti e Profili per la loro cortese disponibilità.

 

Raimondo Giustozzi, 23 agosto 2010.

 

Gruppo di una parte dei partecipanti alla visita nella cittą alta (Foto di Raimondo Giustozzi).   Un fucile della Guardia Nazionale (foto di Raimondo Giustozzi).

Gruppo di una parte dei partecipanti alla visita nella città alta. Un fucile della Guardia Nazionale (foto di Raimondo Giustozzi).

 


Quattro passi... nel Risorgimento!

Sabato 31 Luglio 2010 ore 18.00


La XVIII edizione della consolidata bella iniziativa estiva dell'Archeoclub d'Italia, sede di Civitanova, denominata Quattro Passi nella Città Alta, questa volta vede il nostro CSC coprotagonista: perciò in onore dei 150 anni dell'Unità d'Italia abbiamo quindi opportunamente suggerito alla professoressa Anna Maria Vecchiarelli dell'Archeoclub che la tradizionale visita guidata gratuita alle bellezze storico-artistiche e paesaggistiche del grazioso centro storico della Città Alta fosse interamente dedicato al Risorgimento!


Abbiamo passato in rassegna le principali testimonianze, piccole o grandi che siano, di quel periodo o le emergenze anche di epoca posteriore che ricordano quel momento storico particolarissimo e così fatale per i destini nazionali. Abbiamo tralasciato ovviamente per motivi meramente geografici le cose risorgimentali del Porto.


Certo da noi non si è combattuta nessuna importante battaglia o firmato alcun capitale trattato, non è avvenuto, per quello che ci risulta, un incontro ufficiale di persone importanti e non abbiamo rilevanti monumenti legati particolarmente a quel tempo.
Abbiamo però naturalmente la toponomastica che ci ricorda quella temperie storico-sociale e culturale (piazza dell'Unità e piazzale Garibaldi) ed abbiamo le immancabili lapidi, busti o quadri commemorativi di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini.
Però forse non tutti sanno che conserviamo anche dei preziosi fucili con baionetta e spade e sciabole della Guardia Nazionale, delle commoventi iscrizioni dedicate ai patrioti civitanovesi Federico Ginocchi e Costantino Bernardini e delle interessanti lettere firmate da Garibaldi.
Abbiamo però ospitato un Re: infatti potremo eccezionalmente avere la possibilità di visionare la targa dipinta che ricorda il soggiorno di Re Vittorio Emanuele II a Civitanova alta la notte del 10 Ottobre 1860 a casa del cav. Pier Francesco Frisciotti de' Pellicani.
Inoltre sono ancora presenti (e siamo personalmente particolarmente fieri di averne trovate alcune papaline inedite del 1848-1849 ca. da aggiungere a quelle monarchiche e patriottiche già conosciute) alcune scritte politiche propagandistiche vergate a vernice scura che ancora tenacemente resistono su alcuni muri di Civitanova Alta e che furono realizzate con delle mascherine rigide (presumo di cartone o di lamierino) a mo' di moderno normografo: raffronti simili si possono fare con alcune scritte inneggianti allo stesso Pontefice documentate ad Ascoli Piceno.
Sono slogan che andrebbero tutelati e valorizzati dato che di loro natura sono fragili (come possono essere le pitture essendo di vernice) e sono comunque soggetti da oltre un secolo e mezzo alle intemperie ed agli interventi edilizi umani; anche recentemente per esempio, in occasione di alcune ristrutturazioni private, alcune di essi sono state sbadatamente "sabbiati" forse scambiandoli per graffiti vandalici moderni o forse per deliberata damnatio memoriae scambiandoli per scritte del passato regime che, comunque, ora, a distanza di tanti decenni, si dovrebbero comunque cominciare a preservate come testimonianze storiche alla stregua di altre.
Così per far sì che rimanga qualcosa di scritto a disposizione di tutti su queste tematiche su cui ancora non c'è disponibile molto di così specifico a livello locale abbiamo stampato un pregevole pieghevole tutto a colori che riporta le foto di questi reperti risorgimentali e la cartina con la loro ubicazione per iniziare ad entrare ufficialmente e concretamente nel clima di festeggiamenti per 150 anni dell'Unità d'Italia che ci vedranno protagonisti con il prossimo Ciclo di 8 Conferenze tematiche “Altri Risorgimenti...” che inizieranno il 16 settembre 2010 e termineranno il 9 aprile 2011 e con il Convegno di Storici Locali del 18 dicembre 2010.


Tutto questo è stato possibile grazie alla fattiva collaborazione con altre persone di buona volontà: quindi ringraziamo di cuore i signori Giuseppe Nestor Toscano e Domenico Luciani della Delegazione Comunale civitanovese, il signor Augusto Borroni Presidente della locale Società Operaia di Mutuo Soccorso “G. Garibaldi”, il “Caffè del Teatro” di Valentino Cerolini, Raimondo Giustozzi, Angelo Andreoli e le famiglie Concetti e Profili per la loro cortese disponibilità.


Civitanova Marche Alta, 31 luglio 2010.


Dott. Alvise MANNI
Presidente del Centro Studi Civitanovesi di Civitanova Marche

 

 

Quattro passi nella Città Alta: visita guidata del centro storico di Civitanova Marche Alta - sabato 31 luglio 2010, ore 18.Quattro passi nella Città Alta: visita guidata del centro storico di Civitanova Marche Alta - sabato 31 luglio 2010, ore 18.

Particolare del pieghevole realizzato per l'occasione

 

Dal Corriere Adriatico del 31 luglio 2010

Dal Corriere Adriatico del 31 luglio 2010

 


 


 

 

Dal sito della Prefettura di Macerata.

 

IL PREFETTO INCONTRA IL NEO SINDACO DI MACERATA ROMANO CARANCINI

Macerata, 16 aprile 2010


Oggi è stato ricevuto dal Prefetto Piscitelli il neo eletto Sindaco di Macerata, Romano Carancini.
Il Prefetto ha espresso le più vive congratulazioni al Sindaco Carancini e augurando una proficua e soddisfacente esperienza in questo nuovo delicato incarico. Il neo Sindaco ha manifestato la più convinta determinazione ad affrontare il delicato compito di rappresentare e sviluppare la città e di esprimerne le potenzialità con il più sentito impegno e la più ampia partecipazione della collettività e delle sue componenti.
In tal senso ha preso parte alla sua prima riunione ufficiale ed operativa tenutasi in Prefettura questa mattina per l'organizzazione delle celebrazioni del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, insieme ai componenti della Conferenza provinciale permanente, oggi riunita nella sua composizione ristretta, e che ha visto presenti, oltre al neo Sindaco,il Procuratore della Repubblica, i rappresentanti di: Provincia di Macerata, Camera di Commercio di Macerata, Università di Macerata, Università di Camerino, ,Ufficio Scolastico Provinciale di Macerata, Accademia di Belle Arti di Macerata, nonché Direttore dell' Archivio di Stato di Macerata, Direttore della Biblioteca Statale di Macerata,Presidente dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano Comitato di Macerata, i Sindaci resisi disponibili quali quello di Corridonia e Pollenza, ed i rappresentanti dei Sindaci di CAMERINO,CINGOLI,CIVITANOVA MARCHE,SAN SEVERINO MARCHE e TOLENTINO.
Hanno partecipato altresì, il referente della Fondazione CARIMA di Macerata ed
il Presidente del Centro Studi Civitanovesi.

Il neo Sindaco Carancini ha manifestato grande interesse e la più ampia disponibilità del Comune di Macerata a partecipare alle importanti iniziative che avranno luogo in questa provincia.
Congratulazioni e i migliori auguri di buon lavoro sono stati espressi al Sindaco da tutti i presenti alla riunione.

Pubblicato il 16/04/2010

 


 

Dal Corriere Adriatico del 17 aprile 2010: Il Centro Studi protagonista in città. L'associazione culturle guidata da Alvise Manni coinvolta negli eventi per i 150 anni dell'Unità d'Italia

Dal Corriere Adriatico del 17 aprile 2010


 

Corriere Adriatico del 6 aprile 2010: Gran lavoro per il Centro studi civitanovesi guidato dal presidente Alvise Manni: Tanti Eventi per l'Unità di Italia

Dal Corriere Adriatico del 6 aprile 2010

 


 

Lettera d'invito del Centro Studi Civitanovesi alla riunione del 16 aprile 2010 indetta dal Prefetto di Macerata

 


 

A cura di Marco Severini - Macerata e l'Unità d'Italia. Edizioni CODEX 2010.

Gli avvenimenti del 1860-61 determinarono un radicale mutamento nella storia di Macerata. Il trapasso dei poteri, l'apporto di patrioti e notabili, la gestione del commissario Valerio, la consultazione plebiscitaria, l'inserimento nello Stato sabaudo, la nuova organizzazione amministrativa e civile rappresentarono un'evidente cesura nella vicenda storica della città e della provincia maceratese. Una cesura che avrebbe decisamente influenzato gli sviluppi del nuovo capoluogo italiano.

Marco Severini insegna Storia della storiografia presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Macerata. Dirige per i nostri tipi la collana “Storia Italiana”.
Ha studiato, in particolare, la Repubblica Romana del 1849, la lotta politico-elettorale nell'Italia del primo Novecento, la storia politica delle Marche tra Otto e Novecento, la biografia e la storiografia politica del XX secolo.
Tra i suoi recenti lavori: Nenni il sovversivo (2007), Girolamo Simoncelli (2008), Le storie degli altri (2008), e la cura del volume Alberto Zavatti. L'uomo, la città, il tempo (2009).

 

Emanuela Sansoni: La Legislazione del 1866-67 sulle Coroporazioni Religiose. Il caso di Pausola. Edizioni CODEX 2009

Il libro analizza dal punto di vista legislativo e sociale i turbolenti anni che seguirono la costituzione del nuovo Stato italiano. Vengono prese in esame in particolar modo le disposizioni che riguardarono più da vicino il mondo religioso e che stabilirono, con la legge del 7 luglio 1866 e quella del 15 agosto 1867, la definitiva soppressione di molte congregazioni religiose, la conseguente cessione allo Stato di tutte le relative proprietà e la dispersione dei religiosi che vi vivevano.
Partendo dalla realtà nazionale italiana e passando attraverso la peculiarità marchigiana viene proposto il caso di Pausula (l'attuale Corridonia), una piccola città della provincia di Macerata in cui il passaggio epocale dal regime papalino a quello laico ebbe una forte ripercussione sui principali aspetti civili, sociali ed affettivi della vita dei suoi abitanti.

Emauela Sansoni è nata a Velletri il 2 dicembre 1975. Si è laureata nel 2003 in Lingue e Letterature straniere moderne presso l'Università di Macerata, con una tesi in lingua e letteratura tedesca. Dopo il periodo universitario ha compiuto un periodo di studi presso la Friedrich Universität di Jena. Nel 2008 ha conseguito la Laurea in Lettere, laureandosi con una tesi in Storia delle Marche in età Contemporanea. Attualmente vive e lavora a Corridonia. È autrice del saggio L'attività delle Giunte e dei Consigli comunali a Macerata nel 1860-1861 in Macerata e l'Unità d'Italia (2010).


 

Sito Internet del Governo dedicato al 150° Anniversario dell'Unitą d'Italia.
Sito del Governo dedicato al 150° Anniversario dell'Unità d'Italia

 

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